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Carnevale di San Nicandro Garganico
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Ancora oggi, all’inizio del Terzo Millennio, da grandi e bambini il Carnevale è visto come periodo di spettacoli, di maschere, di balli, ecc. Esso viene celebrato soprattutto nei paesi cattolico-romani. Il giorno di inizio del carnevale variò nel corso dei secoli, ma non fu fissato mai prima del Natale e terminava ( e termina ancora ) con l’inizio della Quaresima. Di solito nell’ultimo giorno, il martedì grasso, la festa raggiunge la massima intensità . La prima data accertata del Carnevale sannicandrese, risale al 5 marzo 1848 ( prima domenica di Carnevale ). In questo giorno fu festeggiato lo STATUTO COSTITUZIONALE, firmato da Ferdinando II di Borbone; per l’occasione sfilò un lungo corteo che girò il paese preceduto dalla banda cittadina diretta da Ferdinando Greco, maestro di cappella. Per Carnevale ( fino al 1960 ) si facevano i “ DITT “, che prima del Cristianesimo furono recite o declamazioni di antichi “ DICTA “, cioè detti , sentenze, precetti, e col passare del tempo erano divenuti spettacoli di varietà veri e propri con musiche, canti e attori, sempre però nell’ambito familiare allargato. Oltre a queste manifestazioni culturali al chiuso, si organizzavano ( e si organizzano ) tante altre manifestazioni chiassose e ridicole per la strada, come le mascherate di dame e cavalieri, a viso scoperto o con maschera, lanci di confetti, di coriandoli, nella compostezza e nel rispetto della vita civile, ma sempre in tono festoso e brioso. Scene buffe e ridicole da circo equestre o da caricature di donne vestite da uomini e viceversa, ecc. Il concorso della popolazione è tale da far pensare che non ci siano spettatori perché tutti sono attori.
Caratteristica è la chiusura del Carnevale. La serata è segnata dalla uscita di gruppi di ragazzi, che percorrono il corso e le strade del paese agitando rumorosamente campanacci di varie forme e dimensioni. Sono generalmente figli di pastori perché, prima della bonifica e della messa a coltura dei terreni della Sacca Orientale avvenuta all’inizio degli Anni Cinquanta, la pastorizia era l’attività economica prevalente. Il fragoroso suono dei campanacci rammentava (e rammenta ) a tutti che Carnevale era morto, che i giorni dell’allegria e della festa erano finiti e che bisognava tornare al lavoro e alla vita di tutti i giorni. I gruppi di ragazzi che scuotono i campanacci circondano le persone mascherate, li costringono con il frastuono assordante ad abbandonare il corso, a rifugiarsi prima nelle stradine laterali e poi a far ritorno, lentamente e malinconicamente, alle proprie abitazioni.
Fonte: www.museostoricoetnograficosannicandro.it
Comune di San Nicandro Garganico: www.comune.sannicandrogarganico.fg.it

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