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Carnevale di Ormea
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Il Carnevale storico di Ormea ha luogo nella cittadina in provincia di Cuneo nell’Alta Val Tanaro al confine tra il Piemonte e la Liguria. La sua origine si perde nella notte dei tempi.
La manifestazione non si colloca nei carnevali tradizionali con la sfilata di carri allegorici o maschere ma è la rappresentazione della storica festa che i montanari dell'Alta Val Tanaro iniziarono nel X secolo quando riuscirono a sconfiggere e ad allontanare i Saraceni che per almeno 60 anni avevano imperversato nel territorio.
Alla metà del X secolo un gruppo di Saraceni arrivò nell’Alta Val Tanaro provenendo dalla base del Frassineto in Francia. Giudicarono il luogo una ottima base per le scorrerie nella ricca pianura piemontese. La valle offriva degli ottimi ripari per difendersi dai cristiani ed infatti costruirono castelli e torri per difesa e controllo del territorio.
Nella zona di Ormea si possono ancora vedere, in frazione Cantarana, la Balma del Messere conosciuta anche come Grotta dei Saraceni che è una caverna chiusa da un possente muro con porte e finestre; sul Castelletto, un’altura che sovrasta la cittadina piemontese, esistono ancora le fondamenta di una torre cilindrica, probabilmente molto simile a quella della frazione Barchi, in territorio di Garessio, che svetta ancora su di una roccia a precipizio sul fiume Tanaro.
Il grande torrione al centro del castello di Ormea, oggi un rudere, non è più visibile ma è documentato nella stampa del Theatrum Sabaudiae. A Bagnasco, altro centro della valle, oltre ad un’ulteriore torre cilindrica si trovano i ruderi di un Castello Saraceno sui monti alle spalle dell’antica chiesa di Santa Giulitta. Alla fine del X secolo i valligiani si organizzarono e attaccarono i Saraceni li sconfissero e li allontanarono dalla valle. Finalmente erano liberi e non dovevano più temere le angherie dei mori. A seguito di questi fatti nascono delle leggende che ancora oggi vengono raccontate dai nonni ai nipoti per sottolineare le gesta eroiche dei valligiani. I giovani finalmente poterono festeggiare la libertà ottenuta.
Si organizzarono in gruppi che, nella settimana del carnevale, si spostavano di villaggio in villaggio per divertirsi. Naturalmente era una festa tutta maschile, a quei tempi le donne non potevano permettersi di stare fuori casa con degli estranei. Con l’aiuto dei valligiani che mettevano a disposizione i viveri e il vino, si organizzavano pranzi e cene, si ballava, si faceva la questua, si prendevano in giro gli scemi del villaggio. Per la notte i numerosi fienili offrivano un ottimo riparo.
Le vettovaglie raccolte nelle case venivano caricate su di un mulo ed erano conservate fino alla domenica quando si faceva il gran pasto finale, la ribota nel dialetto locale. Ad Eca, la frazione piĂą ad Est del territorio di Ormea, fino alla metĂ del XX secolo produttrice del miglior vino della valle, si riempiva una damigiana.
Con il passare dei secoli la festa si trasformò, i giovani iniziarono ad abbellire i vestiti della festa con nastri colorati, spesso in seta, che commercianti girovaghi portavano in valle dalla Francia e che le famiglie conservavano passandole di padre in figlio. Nelle settimane precedenti la festa le mamme e le nonne preparavano i costumi arricchendo sempre di più gli abiti. I personaggi presero il nome di Aboi dalla radice di Abbazia, Abbadia in assonanza agli abati che erano i curatori delle feste religiose e si differenziarono rispetto alle feste originali. La manifestazione continuò fino agli anni ’40 del secolo XX, dopo la seconda guerra mondiale si organizzò solo una volta e poi il silenzio del tempo ricoprì la lunga tradizione. I personaggi storici della manifestazione sono:
- gli Aboi Nairi molto eleganti nel loro vestito nero ingentilito da nastri floreali nelle tinte rosso e bianco, sulla schiena un grande fiocco, sui pantaloni i nastri a dente di pescecane. Portano un cappello abbellito da nastri che scendono sulla spalla sinistra. Sono i ballerini e i cantanti della compagnia, il divertimento è il loro obiettivo primario.
- Gli Aboi Gionchi vestono in bianco con un vestito abbellito da nastri rosa e azzurri, sulle spalle portano un grande scialle nero con rose rosse, il cappello è ricoperto da un foulard e da nastri. Rappresentano le donne della festa, ma i personaggi sono uomini.
- Il Cavagnau, il cestaio, è il personaggio che fa la questua ed è responsabile del buon mantenimento delle vettovaglie per tutta la settimana.
- I Patoci sorta di Arlecchino e di animale, sono vestiti alla montanara con i calzettoni rossi e la giacca di velluto. Hanno in testa una maschera di pelliccia e in mano una terribile arma, a patlaca, sorta di mazza di legno con una serie di lamelle che producono un rumore assordante. Sono le guardie della manifestazione che non esitano a colpire con la loro arma la folla che si avvicina troppo al gruppo festante. Sono anche i donnaioli che approfittano della situazione per avvicinare le ragazze dei villaggi che visitano. Spesso sono presi di mira dagli Aboi Nairi che li inseguono, li bloccano e li chiudono nelle stalle con le mucche.
- I Sunau sono i suonatori che accompagnano la manifestazione e creano allegria. Spesso non erano dei grandi musicisti. La tradizione racconta che uno degli ultimi Sunau conoscesse tre arie di cui la prima era come la seconda e la terza somigliava molto alla prima. L’importante era strimpellare con gli strumenti e accompagnare i canti e i balli.
- El Veju e a Veja sono due arzilli vecchietti che si accompagnano all’allegra brigata e rappresentano il tempo che scorre.
- U Spusu e a Spusa sono due sposi che rappresentano le cerimonie a cui spesso gli Aboi erano chiamati ad assistere per mantenere l’ordine in periodi in cui le feste diventavano il motivo per ubriacature e disordini.
- I Sarascii sono i nemici degli Aboi, quelli contro cui si era combattuto e vinto dopo anni di sofferenza. Nessuna angheria viene risparmiata ai vinti dopo la vittoria. La sezione del CAI di Ormea ha iniziato un progetto di riscoperta e rivalorizzazione del territorio della media montagna. Con notevoli sforzi è stato riaperto un tracciato di 40 km che unisce tutte le 7 frazioni e le 24 borgate sul lato sinistro della vallata, da Eca a Viozene, denominato Balconata di Ormea. Sono stati riattivati dei sentieri ormai abbandonati e invasi dalla vegetazione, sono stati costruiti dei ponti per superare i molti ruscelli che si attraversano. Sono state installate le indicazioni verticali in legno che aiutano gli escursionisti a procedere lungo il percorso integrate con le indicazioni orizzontali bianco-rosse tipiche della segnaletica del CAI. In frazione Chionea sorgerà nei prossimi anni un posto tappa che agevolerà la percorrenza della Balconata in due giorni.
Uno degli obiettivi del progetto era la verifica delle tradizioni che col tempo si sono perse. Si è così avviata la riscoperta degli Aboi e della millenaria tradizione carnevalesca. La tradizione rinnovata è stata rilanciata nel 2004. Non essendoci più i presupposti per una settimana di feste si è deciso di riprendere la manifestazione in frazione Chionea nel pomeriggio del sabato di carnevale.
Il gruppo, per richiamare la tradizionale camminata da borgata a borgata, si sposta lungo la Balconata di Ormea fino alla frazione e poi si canta, si balla, si mangia e si beve nel ricordo delle antiche feste. Nel pomeriggio della domenica la manifestazione si sposta ad Ormea con un programma più intenso fatto anche di scenette che ricordano le schermaglie tra gli Aboi e i Saraceni, la lettura delle Sentenze, presentazione in lingaggio goliardico dei fatti più esilaranti successi nell’anno in paese, la partecipazione di altri personaggi della tradizione locale, a Mōsca, la strega, e Pè Culbea, Pietro il cestaio, che voleva catturare la luna piena ed è stato invece da lei rapito, lUlsu, l'orso di lana. La rappresentazione ricca anche di balli termina con il fuoco appiccato alla torre dei Saraceni attorno al quale si balla in cerchio tutti insieme.
Fonte: http://it.wikipedia.org
Sito Carnevale di Ormea: NON DISPONIBILE
Comune Ormea: http://www.ormea.eu

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